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Gruppo Edicom

 

direttore Salvo Bella         
       
 

viviana parisiMezz’agosto favorisce sulla stampa, scritta e parlata, il montaggio di gialli fantastici, utili per colmare carenza di notizie e captare l’attenzione di chi, non andando in vacanza, si appassiona a cimentarsi in attività di detective. La morte della dj Viviana Parisi a Caronia  - e a quanto pare anche del figlioletto – ha turbato l’opinione pubblica per la tragicità del fatto, che una serie di montaggi successivi ha però trasformato in una vicenda inquietante, precipitando nel ridicolo le ricerche maldisposte dalla prefettura di Messina e il surplus di indagini della Procura di Patti.

La sparizione di una donna con un bambino in braccio era stata segnalata nell’immediatezza di un lieve incidente sull’autostrada Messina-Palermo. Lì era rimasta l’auto di Viviana, di cui il marito denunciò poche ore dopo la sparizione. In tali casi la prefettura dispone il piano di ricerche, affidandone l’esecuzione a un responsabile, che si avvale dell’intervento di personale e mezzi necessari e/o disponibili.

Ricerche: diligenza e tecnica in contrasto con evidenze

Lo scenario delle ricerche è stato quello dei Nebrodi, ma tuttavia in un tratto con vegetazione rada, privo della fitta boscaglia della quale s’è inappropriatamente elucubrato: proprio lì, infatti, gli alberi e i cespugli sono assai meno dei maiali selvatici che vi circolano in branco di giorno e di notte. Tutte le tecniche possibili sono state ragionevolmente messe in atto; ma a volte la diligenza e la tecnica restano purtroppo sterili se manca la capacità di indirizzarsi verso dove le evidenze suggeriscono. Ecco che dal ciglio dell’autostrada s’è proceduto a sezionare topograficamente il territorio limitrofo, procedendo per strisce ed allontanandosi sempre più dal punto della sparizione; proprio da questo, tuttavia, non c’erano varchi percorribili a piedi, anzi emergeva subito la presenza di sbarramenti alti e insormontabili. Così s’è operato come ha dichiarato da subito il responsabile delle ricerche sul campo, che scandalosamente aveva programmato per ultime le ricerche sul fronte opposto dell’autostrada, l’unico dal quale una persona poteva accedere al terreno sottostante. Proprio qui è stato infine trovato il corpo senza vita di Viviana, a poche centinaia di metri; ma troppo tardi.

 

Zelo bizzarro: ciò che si sapeva diventa una “scoperta”

Oggi il procuratore capo della repubblica di Patti annuncia la “scoperta” che Viviana dopo essere uscita da casa col bambino era stata a Sant’Agata di Militello. Eppure si sapeva da subito che la sua auto aveva imboccato prima dell’incidente il casello autostradale, dove era stata fotografata la targa del veicolo non essendo stato pagato il biglietto di ingresso. Di nuovo è stato solo acquisito un video di un distributore di benzina dove la donna presumilmente s’è rifornita di carburante. Ciò ha permesso di far dire finalmente al magistrato che Viviana era col figlioletto Gioele, quasi che ciò non fosse già noto da parecchi giorni.

Ma perché questo zelo della Procura? Nei casi di sparizione, il magistrato interviene solo quando emergono ipotesi delittuose; né si occupa di allontanamenti volontari, come veniva (e viene tuttora) considerato quello di Viviana. Il coinvolgimento di un minore, tuttavia, può indurre la magistratura a intervenire.

Lo sviluppo di qualsiasi indagine può portare gli inquirenti, ovviamente, a modificare progressivamente le ipotesi. Ciò è accaduto ampiamente nel caso di Viviana, sul quale, gira e rigira, s’è però montato un giallo inesistente. Le ipotesi sulle quali si lavora sono della disgrazia o del suicidio, con la tendenza a escludere aspetti delittuosi, soprattutto dopo le prime risultanze medico-legali e tenuto conto dell’instabilità mentale della quale soffriva purtroppo Viviana, come accertato documentalmente.

Il magistrato, dunque, sapeva questo e quest’altro, ma di ogni dettaglio più o meno rilevante vuole acquisire personalmente la prova: tecnicismi lodevoli, a volte determinanti, ma in questo caso assai bizzarri, quasi che una Procura debba trovare le prove di una disgrazia. Eppure merita un elogio.

Gioele introvabile: una tremenda sconfitta dello Stato

Non si discute dell’impegno profuso nelle indagini, navigando addirittura in alto e pure in eccesso; sebbene quand’è così non ci sia molto da rallegrarsi.

Gioele non si trova. Il video di Sant’Agata di Militello avrebbe suggerito di spostare lì, contradditoriamente, le ricerche. Squadre di soccorritori, sub, speleologi, cani e droni non hanno trovato alcuna traccia del bambino nella zona dov’è morta Viviana; e là dove non s’è riuscito, per ritardi o incapacità, resta solo da dire che lì il bambino non c’è: una tremenda sconfitta dello Stato, da far paura.

L’omissione di soccorso è l’unico elemento di ipotesi delittuose

Quando accadono incidenti, anche banali, c’è chi fa presto a inveire contro una donna e a minacciare, se non a mettere le mani addosso. Perché Viviana scappò terrorizzata scavalcando il guardrail? Nell’accertamento della verità è sfuggito perciò alla Procura di Patti un fatto rilevante sull’incidente accaduto in autostrada all’altezza di Caronia. Gli operai coinvolti con la dj dicono infatti di essersi solo occupati di mettere in sicurezza la viabilità con le auto che sopraggiungevano e di aver visto solo di spalle una donna allontanarsi; appare evidente che nessuno, pertanto, curò di constatare se nel veicolo impattato contro il guardrail ci fossero feriti, così da determinare una richiesta di soccorso, che non ci fu. L’omissione di soccorso è l’unicvo elemento di ipotesi delittuose.

Da lì parte la verità sul caso di Viviana, senza la necessità di voli pindarici che hanno pure contribuito a massacrare il marito della donna, ingiustamente preso di mira persino nella sua pagina Facebook da ignobili sciacalli.