Questo sito utilizza cookies tecnici propri e cookies di profilazione di terze parti. Continuando la navigazione accetti.    MAGGIORI INFORMAZIONI

 

Gruppo Edicom

 

direttore Salvo Bella         
       
 

alberi

I violenti nubifragi che hanno colpito Milano e provincia dalle 13 di ieri alle 4 di stamani hanno causato una vittima, feriti, allagamenti e caduta di enormi alberi: un disastro che non può essere attribuito ai cambiamenti climatici, ma all’inquinamento atmosferico e all’incuria nella manutenzione del verde e delle caditoie destinate a captare l’acqua nelle strade.

Non può ritenersi casuale che avversità meteorologiche di inaudita violenza e di così gravi proporzioni si abbattano su aree geografiche specifiche e ben delimitate, con epicentro a Legnano e paesi confinanti; dove, nell’asse del Sempione, gravitano, guarda caso, acciaierie e altri complessi industriali le cui emissioni andrebbero più seriamente verificate. Le modalità quasi a camera stagna di questi fenomeni dovrebbero far riflettere meglio quei sindaci che pensano di confortare i cittadini con parole paternalistiche invece di  mostrare una buona volta coraggio.

Le reti fognarie che si intasano sistematicamente a ogni pioggia sono la maledizione dei cittadini, che si ritrovano con le case invase da melma e liquami e non possono contare su alcun aiuto; immaginarsi sul risarcimento dei danni.

Le decine di alberi caduti nelle strade non erano “sani” come vorrebbe dare a intendere il sindaco di Legnano; se lo fossero stato, nessun vento di pochi chilometri orari avrebbe potuto spezzarne la robustissima fibra. Le foto rivelano invece che erano abbondantemente marci nelle radici e nel fusto, morti e pronti a precipitare al minimo soffio.